Da qualche anno si sente parlare della riscoperta dei cosiddetti “grani antichi”: cereali risalenti a moltissimi anni fa e dalle proprietà (non sempre scientificamente provate) miracolose. Attorno a questa definizione circolano infatti diversi racconti e leggende, più o meno veritiere. La più nota tra queste leggende è sicuramente quella che ha per protagonista il grano Khorasan, conosciuto meglio con il nome commerciale di Kamut®.

Oggi vogliamo parlarvi di un grano risalente a circa 10.000 anni fa: il grano monococco (Triticum monocccum) chiamato anche “piccolo farro”. Per molto tempo è stato coltivato e consumato da coltivatori ed agricoltori, per essere stato poi sostituito dal grano tenero e dal grano duro, molto più facili da coltivare e con una resa maggiore. Negli ultimi tempi sta tornando di moda e magari vi è già capitato di vederlo sul menù di un ristorante o di un agriturismo.

monococco

 

L’interesse verso il grano monococco

Un team di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha pubblicato un articolo sulla rivista “Molecular Nutrition and Food Research” in cui si dimostra che il Triticum monocccum, il grano monococco appunto, potrebbe essere un alimento adatto a prevenire la celiachia in soggetti a rischio.

In che modo, visto che si tratta di un grano e che contiene glutine?
Questo studio ha dimostrato che il Triticum monocccum contiene un glutine più fragile rispetto a quello contenuto in altri cereali, e che nel processo digestivo tale glutine viene più facilmente distrutto e, quindi, digerito. Ovviamente il “piccolo farro” non può essere parte integrante di una dieta celiaca, ma può costituire un ottimo sostituto del grano duro e di quello tenero nei soggetti a rischio di sviluppare la celiachia, o comunque per sostituire, almeno in parte, il consumo di cereali più ricchi in glutine, come il frumento tenero o duro, soprattutto in persone che, seppur non celiache, devono ridurre il consumo di glutine per altri motivi.

Gli studi stanno attualmente vertendo sul dimostrare l’effettiva minor tossicità di questo grano nei soggetti non celiaci sensibili al glutine e intolleranti al frumento.

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